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Contraccezione orale e rischio cardiovascolare
Pubblicato su:
La Rivista Italiana di Ostetricia e Ginecologia n. 2
Abstract The first epidemiological studies regarding estroprogestins (EP) were conducted in the early’70s. They showed a higher risk of cardiovascular pathology with a strong relationship between estrogen dosage and cardiovascular risk. Afterwards it was discovered that the thromboembolic risk was higher during the first year of EP usage and it returned within normal levels after 4-6 months of interruption from the oral contraceptives. In 1996 progestogens of second generation (levonorgestrel) were compared to the newer third generation (desogestrel and gestodene) for thromboembolic risk.
Recently a relationship between thromboembolic risk and genetic factors has been observed.
Riassunto I primi studi epidemiologici più rilevanti, condotti all’inizio degli anni ’70, relativi all’utilizzo degli estroprogestinici, hanno evidenziato un aumento del rischio di patologia cardiovascolare con una stretta relazione tra dose di estrogeni e rischio cardiovascolare. Successivamente, si dedusse che il rischio tromboembolico venoso era maggiore nel primo anno di assunzione della terapia e che tale aumento rientrava entro 4- 6 mesi dall’interruzione. Inoltre, si constatò un aumento del rischio tromboembolico nelle fumatrici. Nel 1996 diversi studi iniziarono a valutare le differenze di rischio esistenti confrontando i progestinici di seconda generazione (levonorgestrel) con quelli di terza generazione (gestodene e desogestrel) di più recente acquisizione. Recentemente, numerosi lavori hanno preso in considerazione la correlazione tra rischio tromboembolico e condizioni genetiche caratterizzate da alterazioni o da carenze degli elementi coinvolti nei fisiologici processi della cascata coagulativa.