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Transizione perimenopausale: metabolismo scheletrico, rischio osteoporotico e di frattura
Pubblicato su:
La Rivista Italiana di Ostetricia e Ginecologia n. 19
Abstract The menopausal transition represents a critical phase of woman life with a variable length (months or years) characterized by a subfertile condition with ovarian endocrine instability. This phase signs the transition from fertile age to unfertile postmenopause. During the menopausal transition this endocrine instability, characterized by alternate phases of low estrogen production with phases of estrogen excess, signals however a global tendency to a decrease of estrogen production. Bone metabolism already in perimenopause is oriented toward negative balance with an increase bone turnover with high reasorption osteoclastic activity not sufficiently compensated by the increased osteoformation. This phenomenon leads to accelerated bone loss at prevalent trabecular skeletal sites (vertebrae, appendicular bones). This bone loss is key risk factor for bone fragility (osteoporosis) and fracture. Preliminary clinical evaluation of all risk factors for bone loss (in addition to estrogen deficiency) is relevant to establish the correct diagnostic-therapeutic approach to menopausal osteoporosis. This allows to realize efficient “passive prevention” in all women with correction of modifiable risk factors and to select women candidate to vertebral/femoral densitometry by DXA (Double X-ray Absorptiometry). The integrated evaluation of bone density with main fracture risk factors independent of bone density (age, low weight, corticosteroids, personal and familiar history of atraumatic fractures, current use of smoke or alcohol , rheumatoid arthritis) permits to estimate with efficacy the 10-year risk absolute fracture and to personalize the therapeutic/counselling strategy.
Riassunto La transizione perimenopausale rappresenta una fase critica della vita della donna di durata variabile (mesi o anni) caratterizzata da una condizione di subfertilità e instabilità endocrina dell’ovaio che separa la fase fertile da quella non più fertile della postmenopausa. Durante questa fase l’instabilità endocrina dell’ovaio, caratterizzata da fasi alternate di ipoproduzione e di effettiva iperproduzione estrogenica, segnala comunque una tendenza complessiva alla diminuzione della produzione ormonale dell’ovaio. Il metabolismo osseo già durante questa fase tende ad orientarsi in senso negativo con un aumento sbilanciato del turnover osseo a favore dell’attività di riassorbimento degli osteoclasti responsabile di una accelerazione della perdita ossea particolarmente a livello dei siti scheletrici a prevalente componente trabecolare (corpi vertebrali ed estremità delle ossa lunghe). Tale perdita ossea è un importante fattore di rischio per la fragilità ossea (osteoporosi) e la frattura. La valutazione clinica preliminare di tutti i fattori di rischio di perdita ossea (oltre al calo estrogenico) è importante per un corretto approccio diagnostico-terapeutico all’osteoporosi menopausale. Questo consente di attuare la “prevenzione passiva (primaria)” in tutte le donne, attraverso la correzione dei fattori di rischio modificabili, e di selezionare le donne candidate alla densitometria vertebrale/femorale con metodica DXA (Double X-ray Absorptiometry). La valutazione integrata della densità ossea con i principali fattori di rischio per frattura indipendenti dalla densità ossea (età, sottopeso, cortisonici, pregresse fratture atraumatiche personali o in famiglia, uso corrente di fumo o alcool, artrite reumatoide) consente di stimare efficacemente il “rischio di frattura assoluto a 10 anni” per una strategia di terapia/counseling personalizzata.