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Il Carcinoma Microinvasivo Della Cervice Uterina
Pubblicato su:
La Rivista Italiana di Ostetricia e Ginecologia n. 20
Abstract The term “ microcarcinoma “ defines a neoplasia presenting a negligeble risk of lymph-nodal spread and consequently suitable for a conservative approach. Concerning cervical cancer such a characteristic correspond to a neoplasia with a stromal invasion less than 3 mm and a superficial extension less than 7 mm ( stage 1A1 according to FIGO definition ). The presence of neoplastic cells within capillary like spaces is still an area of scientific debate concerning the real prognostic valve of such characteristic. The exact definition of stage 1A1 cervical cancer requires, as a consequence, a not merely bioptic sample but a wide representative tissue sample such as may be obtained by leep or conisation. When a conisation is planned in young women with an histologic diagnosis of early invasive cervical cancer, this should be retailed with both diagnostic and therapeutical intents. The close collaboration with a skilled gynaecologic pathology is mandatory for the precise definition of risk factors and in planning further management. Glandular neoplasias requires a particular attention, because of some criteria of staging is more difficult to apply to this form compared to the squamous cancer.
Riassunto Il termine “microcarcinoma” definisce una neoplasia che, presentando un trascurabile rischio di coinvolgimento linfonodale, può essere trattata mediante approccio conservativo. In relazione al cancro della cervice ciò corrisponde ad un tumore con invasione stromale inferiore a 3 mm ed estensione superficiale minore di 7 mm (stadio IA1 della Classificazione FIGO). Circa il reale significato predittivo della presenza di interessamento dello spazio perivascolare c’è ancora di dibattito nella comunità scientifica. La corretta attribuzione allo stadio IA1 nel cancro della cervice non può passare attraverso una semplice biopsia. Dovrà essere eseguito un adeguato prelievo di tessuto come può essere ottenuto tramite conizzazione a lama fredda o mediante LEEP. Quando si esegue la conizzazione in una donna giovane la si dovrà adeguatamente praticare col duplice intento che essa sia diagnostica e terapeutica. E’ assolutamente necessaria una strettissima collaborazione tra ginecologo operante e patologo esperto di oncologia ginecologica per la precisa definizione dei fattori di rischio e la successiva gestione della paziente a lungo termine. Alle neoplasie ghiandolari, infine, ve posta particolare attenzione per la difficile applicabilità di alcuni criteri di stadiazione rispetto al carcinoma squamoso.