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Integrazione tra vaccinazione e screening di popolazione
Pubblicato su:
La Rivista Italiana di Ostetricia e Ginecologia n. 20
Abstract Cervical cancer is the most common cause of death from cancer for women in low-income countries and is increased within high-income countries for women who have decreased access to health care. Disease trend studies based on birth cohort analysis and serological studies indicate that recent generations have a higher prevalence of oncogenic Human Papilloma Virus (HPV) types, and are likely to be at higher risk of cancer than previous generations. HPV is a sexually communicable disease for which the burden of death and disability falls disproportionately on women. HPV subtypes 16 and 18 are the proximate cause of 70% of cervical cancer worldwide with regional patterns that include multiple other oncogenic subtypes. Cervical cancer is now a virtually preventable disease through a combination of early vaccination and screening strategies to identify and treat preinvasive disease. This implies that prevention strategies to protect young and older populations from HPV-associated cancers need to be strengthened, and hence organized implementation of vaccination and better screening programs are being considered. In this context, large-scale evaluations will be effective in accelerating disease control and improve effective prevention programs.
Riassunto L’evidenza del significato protettivo del Pap test nel ridurre la morbilità e la mortalità per il cervico-carcinoma è una realtà. La dimostrazione di ciò è stata ulteriormente sottolineata dal fatto che nei Paesi ove è stato organizzato un programma di screening citologico, l’incidenza della neoplasia e della mortalità per il cervico-carcinoma si è ridotta in modo drastico e proporzionale all’ampiezza del programma stesso. Non vi è dubbio tuttavia che l’introduzione della vaccinazione HPV avrà delle ripercussioni sulla prevenzione secondaria. Le indicazioni vaccinali approvate dalla European Agency for the Evaluation of Medicinal Products riguardano essenzialmente la prevenzione: i)della displasia di alto grado del collo dell’utero (CIN 2/3), ii)del carcinoma del collo dell’utero, unitamente a quella delle lesioni displastiche di alto grado della vulva (VIN 2/3) e delle lesioni genitali esterne causate dal Papillomavirus Umano (HPV) tipi 6, 11, 16 e 18. L’indicazione è basata sulla dimostrazione di efficacia in donne adulte di età compresa tra 16 e 26 anni e sulla dimostrazione dell’immunogenicità in bambine ed adolescenti di età compresa tra 9 e 15 anni. Appare tuttavia evidente che lo screening di popolazione non dovrà essere interrotto poiché il vaccino non prevede nella sua composizione la totalità degli HPV HR. E’ importante inoltre considerare che sarà necessario un periodo di tempo sufficientemente lungo per raggiungere tassi di copertura vaccinali efficaci. E’ comunque probabile che in futuro si renda necessario rivedere i programmi di screening nell’ottica di una minore prevalenza di patologia, riconsiderando gli intervalli di applicazione e la successione dei test.