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Disfunzioni urinarie: approccio clinico e terapeutico
Pubblicato su:
La Rivista Italiana di Ostetricia e Ginecologia n. 19
Abstract Oestrogen receptors are well rapresentated both in the bladder, the urethra and the vagina, and in the muscle and connective tissues of the pelvic floor. Hypoestrogenism and ageing cause anatomical and functional changes in these structures. Urge urinary incontinence, stress incontinence, low urinary tract irritative symptoms, recurrents urinary infections and genital prolapse are very common in the postmenopausal years. The guidelines about therapy of these diseases recommend farmacological, surgical and rehabilitative treatments. Oestrogen therapy does not prevent urogynaecological disfunctions in menopause, but may improve subjective symptoms due to urogenital atrophy.
Riassunto Con l’avanzare dell’età e con il deficit estrogenico menopausale la vagina, la vescica e l’uretra, molto ricche di recettori per gli estrogeni, così come il tessuto connettivale ed i muscoli del pavimento pelvico, vanno incontro a modificazioni morfo-funzionali, che possono contribuire a slatentizzare disturbi della minzione ed alterazioni della statica pelvica. L’incontinenza urinaria, la sintomatologia irritativa del basso tratto urinario (disuria, pollachiuria, urgenza minzionale), le infezioni urinarie ricorrenti ed il prolasso genitale sono disturbi piuttosto frequenti nel periodo perimenopausale, e spesso coesistono nella stessa donna. La diagnosi dei disturbi uro-ginecologici si basa sulla valutazione obiettiva dell’incontinenza urinaria e sulla stadiazione anatomica del prolasso dei diversi comparti del pavimento pelvico, cui si associa eventualmente l’indagine strumentale urodinamica, che permette una valutazione funzionale. Le opzioni terapeutiche possono essere di tipo riabilitativo-comportamentale, farmacologico e chirurgico, a seconda del tipo e della gravità del disturbo e delle condizioni della paziente. La terapia estrogenica non sembra prevenire le disfunzioni uroginecologici della menopausa ma determina un miglioramento dei sintomi soggettivi ad esse correlati, mediante un miglioramento del trofismo dei tessuti.