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Sezione Salute Donna L’evoluzione qualitativa del paptest cervicale: dalla spatola di Ayre all’exact touch
Pubblicato su:
La Rivista Italiana di Ostetricia e Ginecologia n. 14
Il carcinoma della cervice uterina rappresenta ancora oggi una emergenza sanitaria globale: esso è infatti per frequenza la seconda neoplasia maligna nella donna, con un’ incidenza di circa 500.000 nuovi casi/anno, ed occupa la terza posizione nella classifica delle cause neoplastiche di morte. Questa situazione, di per sé già drammatica, si aggrava nei Paesi in via di sviluppo, nei quali si concentra circa l’80% sia delle diagnosi che dei decessi dovuti alla malattia, sicché in questi Paesi il carcinoma della cervice sale al primo posto nelle cause neoplastiche di morte nella popolazione femminile. Per contro durante gli ultimi decenni del secolo scorso si è assistito nei Paesi occidentali ad un progressivo e rilevante calo del tasso di mortalità legato a questa malattia. L’andamento è stato attribuito alla progressiva introduzione dell’esame citologico che permette la valutazione delle cellule esfoliate dalla cervice uterina (universalmente conosciuto come “pap test”), come indagine di screening nella prevenzione del cervico-carcinoma.
Questa opportunità è resa possibile dalla facile accessibilità clinica della cervice uterina – che riduce l’invasività del prelievo del materiale biologico e lo rende accettabile dalla donna – nonché dalla storia naturale relativamente lunga della neoplasia cervicale, durante la quale la malattia attraversa un periodo di pre-invasività che rende possibile un rilevante aumento del tasso di guarigione, dopo adeguato trattamento, in caso di diagnosi tempestiva durante questa fase.

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