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Sezione Salute Donna Sintesi tra medico e paziente in merito alla vaccinazione anti-HPV
Pubblicato su:
La Rivista Italiana di Ostetricia e Ginecologia n. 15
Autore/i:
Paolo Cristoforoni.
L’immissione in commercio del vaccino contro il papilloma virus rappresenta per tutti i ginecologi che si occupano di prevenzione e di fisiopatologia del tratto genitale inferiore un traguardo e insieme una sfida. Un traguardo perché finalmente si può fare della vera prevenzione primaria in ambito oncologico femminile, dal momento che i dati ad oggi disponibili dimostrano l’estrema efficacia dei vaccini nei confronti dei precursori del cervicocarcinoma, ed una sfida perché affinché i benefici della vaccinazione diventino evidenti oc¬corre che essa si diffonda e coinvolga le fasce di popolazione corrette.
Tutte le campagne vaccinali sono all’inizio difficili: alla carenza di informazioni sulle patologie oggetto della immunizzazione attiva spesso si associano difficoltà organizzative o disinformazione quando non veri e propri pregiudizi mal sostanziati. La vaccinazione contro il papilloma virus umano (HPV), tuttavia, è se possibile ancora più complicata. Se probabilmente non è del tutto appropriato affermare – come spesso si sente fare – che è la prima opportunità di vaccinarsi contro un tumore (vedi epatite B), è altresì indubbio che il rapporto HPV infezione e carcinoma cervicale è diretto, paradigmatico e universalmente conosciuto. Il problema, tuttavia, è ulteriormente complicato dalla natura di malattia sessualmente trasmessa della HPV infezione, con tutto quello che questo comporta in materia di prevenzione e di educazione sanitaria, specie tenendo conto che il target di popolazione da vaccinare riguarda bambine, adolescenti e giovani donne.

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